Operis

Francesco Gallo Mazzeo

E’ un eterno presente. Sono io. Sei tu. Siete voi.
Tutti noi, a dire, a fare, a vedere. A sognare,
anche, senza capire, fino in fondo la differenza.
Sogno del reale. O reale del sogno. Chi può dirlo…
basta un punto, basta una virgola e tutto cambia,
come un oracolo che mai smette. Come una botte
come una felicità che tarda…, s’annuncia,
con suoni di tromba, per un attimo, per due e poi
niente, ricomincia l’attesa, di un flauto, di un’arpa
di una cetra. D’un segno, che è parente del segno,
ma non teme risvegli, … è lì, ora, hoc et nunc, dice
il sapiente, ma si prolunga, diventa nunc et tantum,
che non è semper, ma è impresa, titanica volta, di
un foglio, di carta e pennello, che sembra fragile, ma
da papiro ad oggi, non ha mai subito l’ingiuria.
Operis, opere su carta, dure come pietra, come ferro,
come acciaio, leggere come piume, come farfalle,
come comete, aquiloni, vaganti per aria, a fare giri,
volte, ornamenti , geometrici. Come una seconda
atmosfera che s’attacca addosso, pelle, pelle che
una volta indossata è mia, è tua, è vostra. Nostra
come, tutto, come niente, Bella da vedere, perché bella.
Da tenere accanto, a portata… perché luci, colori, “forme”.